UNBOXING APPLE PRO DISPLAY XDR





L’unboxing di Apple Pro Display XDR, il monitor più bello del mondo che un misterioso Corriere Espresso ci ha consegnato direttamente a casa! 🙂
Un ringraziamento speciale a MMN che ci ha concesso l’irripetibile esperienza di avere tra le mani il display più “cool” del mondo.

The unboxing of Apple Pro Display XDR, the most beautiful monitor in the world that a mysterious Express Courier has delivered to us directly at home! 🙂
Special thanks to MMN who gave us the unrepeatable experience of holding the “coolest” display in the world.


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Like You Mean It
by Dan Lebowitz

Brooke’s Dream
by Dan Lebowitz

Ice Mocha
by Drew Banga

Grassy Hill
by Huma-Huma

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La mia prima volta





È arrivato il DJI Mavic e non potevo non provarlo al volo, no?


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Goodbye Aperture

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Era il lontano 2005 quando arrivò come un fulmine a ciel sereno. Così inaspettato – in termini di funzionalità – che la difficoltà più grande fu quella di capirne la concettualità su cui si basava ancor prima di imparare ad usarlo concretamente.
Il versioning, l’approccio al RAW con la facilità del Jpeg, le modifiche non distruttive, la correzione di gruppo e lo stack: Aperture portò con sé una ventata di novità così potente da lasciare alle spalle panico e sconcerto, specialmente ai diretti competitor (leggi: Adobe) i quali impiegarono non meno di due anni prima di riuscire ad accendere le proprie fotocopiatrici ed avviarsi alla copia carbone mal riuscita di ciò che avrebbe altrimenti potuto causare loro grandi grattacapi.

Ma purtroppo la storia ci dimostra che non sempre le ciambelle escono col buco. E infatti, dopo la prima a tratti complicata release, i piani alti di Cupertino decisero di radere al suolo l’intero team di sviluppo e dare le chiavi alla squadra di Motion e Shake per il restyling della versione 2.0 la quale non si fece attendere troppo con l’interfaccia così migliorata e semplificata da far innamorare migliaia di utenti, compreso il sottoscritto.

La concorrenza sempre più agguerrita e lotte interne ostacolarono la crescita di quello che sarebbe dovuto essere e rimanere il leader nel settore. La nostra “camera oscura digitale” venne così aggiornata nel 2010 per la terza volta con poche novità, rappresentate da povere e contraddittorie funzioni di condivisioni “social” che poco avevano a che fare con la fascia professionale verso la quale Aperture era stato originariamente pensato.

aperture_boxAdobe, con un Lightroom sempre più potente e ben integrato al resto della famiglia di prodotti non concesse spazio agli avversari. Complice la presenza in entrambi gli ambienti Mac e PC e la facile reperibilità attraverso vie non sempre legali, esso convinse sia l’amatore che il professionista.

La storia di Aperture si conclude con pochi, sparuti aggiornamenti centellinati qua e là nel corso degli ultimi 3 anni, fino ad oggi, giorno in cui Apple dichiara ufficialmente “chiusa” ogni attività di sviluppo. Oggi la rivoluzione dei device tascabili miete un’altra vittima a favore di “App” più semplici e minimaliste: con l’imminente uscita di OSX Photos il prossimo settembre c’è da supporre quindi che nemmeno il fratellino iPhoto stia passando notti tranquille.

E a noi che da tempo siamo migrati al Camera Raw multiscatto di Adobe (così mi piace chiamare l’odiato Lightroom) non resta che dedicare l’ultimo post a colui che ci ha risparmiato ed evitato intere nottate nel correggere migliaia di scatti, uno ad uno aprendo, correggendo e salvando.
Aprendo, correggendo e salvando.
Aprendo, correggendo e salvando.
Aprendo, correggendo e salvando.

Addio Aperture e grazie per tutto il pesce!

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Stabilizer & Color correction: Final Cut Pro 7 vs Premiere CS6

Cercando qua e là tra i miei archivi digitali ho trovato questo interessante test che tempo addietro realizzai per puro diletto mettendo in comparazioni i due software di video editing (all’epoca) più conosciuti ed utilizzati: Final Cut Pro 7 e Adobe Premiere CS.
A quei tempi ero alla ricerca di un valido motore di stabilizzazione di immagine, utile a sopperire al fastidioso sfarfallio del sensore della 5D Mark II che all’epoca era l’avanguardia digitale ad alta definizione per il videomaker dalle grandi ambizioni 🙂
Unendo l’utile al dilettevole misi a confronto l’abilità di ciascun software sia nello stabilizzare le immagini prodotte che nel correggerne il color grading.

Il risultato ottenuto lo comparai in due modi: il primo, in split-screen con mezza porzione di inquadratura per ciascun risultato, il secondo con entrambe le clip in parallelo a risoluzione ridotta.

E qui si scatenarono commenti ed opinioni. Io dirò la mia in modo crudo, sintetico quanto imparziale. Sebbene abbia sempre lavorato, preferito e adorato Final Cut in tutte le sue versioni, mi pare evidente che in entrambi i confronti il vincitore sia Adobe Premiere. La stabilizzazione fluida e pressoché priva di alterazioni “ad onda” è nettamente percepibile nella prima comparazione split-screen. Analogo il decreto sulla correzione colore: la manipolazione con curve, livelli, luci e ombre che conosciamo bene in Photoshop, si presta al fratello Premiere in modo completo e stupefacente.
Con tali strumenti la correzione si spinge a livelli che sfiorano (ho detto sfiorano) la gestione HDR delle immagini in formato RAW nonostante la pochezza di informazioni del formato h264 a 8 bit.

Oggi forse, il confronto andrebbe diviso tra squadre diverse: Final Cut Pro X vs Premiere Pro CC per la stabilizzazione e Adobe SpeedGrade vs Da Vinci Resolve per il color grading. Ma questa è un’altra storia…





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