Il tempo dei nastri

Il tempo dei nastri

C’è un suono che appartiene a un’altra epoca, ed è quello del nastro che gira dentro una videocassetta Mini-DV. Un fruscio regolare, quasi ipnotico, che oggi sembra un reperto d’archeologia audiovisiva.

Negli ultimi giorni mi è capitato di rimettere mano a queste piccole cassette per digitalizzare vecchi filmati di un cliente. E mi sono trovato di fronte a una verità semplice ma innegabile: il tempo, sui nastri, si vede e si sente.
L’umidità, la polvere, le registrazioni sovrapposte, i drop di segnale: ogni difetto è una ruga del tempo impressa sulla memoria magnetica. Alcune cassette si rifiutano di partire, altre si bloccano a metà come a dire “lasciami riposare, ho già dato”.
Eppure, quando il video finalmente parte e l’immagine appare, anche se tremolante e impastata, succede qualcosa. Il passato torna a vivere. Ci sono persone che non ci sono più, luoghi che non esistono più, sorrisi che sembrano voler uscire dallo schermo.
E capisci che non è solo un lavoro tecnico, ma quasi un atto di cura.

In un’epoca in cui i ricordi si salvano in cloud e si cancellano con un click, quelle cassette ci ricordano che la memoria fisica ha un suo valore, fragile ma autentico. È come se il tempo stesso fosse inciso nel nastro, e ogni piccola imperfezione raccontasse la sua storia.

Curiosamente, ho notato che i nastri Video8, pur essendo più vecchi, resistono meglio dei Mini-DV. Forse perché erano analogici, meno “precisi” ma più indulgenti. Un po’ come le persone: chi non pretende la perfezione, alla fine, dura di più.Alla fine di ogni acquisizione, quando sul monitor compare il file finalmente salvato, penso sempre la stessa cosa: non stiamo solo recuperando un video, stiamo traducendo il passato nel linguaggio del presente.
E chissà, magari un giorno qualcun altro farà lo stesso con i nostri dischi rigidi, cercando di capire com’era “il tempo dei file”.

Per ora, mi accontento di questo piccolo viaggio tra i nastri. Un promemoria magnetico che il tempo non si può fermare — ma si può, ogni tanto, riavvolgere.

Assistenza DJI e lode

Assistenza DJI e lode

Tempo fa, mentre ero intento a pilotare il mio fidato DJI Mavic Pro 2, ho avuto un piccolo incidente. Niente di grave, per fortuna, ma un sensore posteriore del drone si è danneggiato. Il drone ha continuato a funzionare perfettamente e ho sempre rimandato la riparazione.

Così recentemente mi sono preso del tempo per inviare il drone all’assistenza DJI. Non era la mia prima volta con loro, e posso dire che avevo già avuto un’ottima esperienza in passato: servizio veloce, impeccabile e costi generali al di sotto delle mie aspettative. Questa volta, però, è stata davvero speciale.

Dopo aver accettato un preventivo di circa 100 euro, mi hanno offerto un buono sconto del 50%! Con una spesa di 50 euro, spedizioni comprese, ho accettato subito.

Ma la vera sorpresa sarebbe arrivata solo qualche giorno dopo, quando una gentilissima signorina dell’assistenza, chiamandomi dalla Germania, con tono preoccupato mi informava che, a causa di problemi tecnici interni, non sarebbero stati in grado di riparare il mio drone. La poveretta pareva molto dispiaciuta e con tono rammaricato mi proponeva l’impensabile: per scusarsi del disservizio DJI avrebbe sostituito la riparazione del Mavic Pro 2 con la consegna a domicilio di un suo gemello nuovo di zecca!

E così, in meno di una settimana, ecco il corriere con un DJI Mavic Pro 2 nuovo, sigillato nella sua confezione originale e pronto per volare.
Non potevo crederci! DJI ha dimostrato ancora una volta di essere una delle migliori assistenze con cui abbia mai avuto a che fare.

Un’esperienza incredibile che non potevo non condividere con voi!

Il trucco dietro la magia

Il trucco dietro la magia

Il 9 gennaio 2007, Steve Jobs salì sul palco del Macworld di San Francisco per presentare un dispositivo che avrebbe rivoluzionato il mondo. Un telefono, un iPod, un browser internet… ma soprattutto, un’illusione perfettamente orchestrata.

Perché sì, dietro a quella presentazione impeccabile si celava un segreto che oggi fa quasi sorridere: il primo iPhone non funzionava. O meglio, funzionava a patto di non fare nulla che non fosse già stato attentamente pianificato. Più che una dimostrazione tecnologica, sembrava una scena da prestigiatore: bastava un tocco fuori posto, e il trucco sarebbe stato svelato.

Il “percorso dorato”: una coreografia perfetta

Per evitare figuracce mondiali, gli ingegneri Apple prepararono per Jobs un “percorso dorato”, ovvero una precisa sequenza di tocchi e azioni da eseguire senza deviazioni. Perché? Perché l’iPhone del 2007 aveva il carattere di un adolescente ribelle: funzionava solo quando voleva lui.

Riprodurre una canzone? Sì, ma solo qualche secondo prima di crashare. Guardare un video? Certo, ma non troppo a lungo o il sistema collassava su se stesso. Navigare su internet? Magari, se il Wi-Fi avesse deciso di collaborare.

A proposito di Wi-Fi, la situazione era così precaria che Apple dovette truccare la rete: per evitare interferenze, gli ingegneri impostarono il router su frequenze non autorizzate negli Stati Uniti e collegarono l’antenna dell’iPhone a un cavo nascosto dietro le quinte. Insomma, più che un telefono wireless, sembrava un vecchio telefono fisso con l’illusione della mobilità.

La scommessa

Ora, chiunque con un minimo di buonsenso avrebbe detto: “Steve, aspettiamo qualche mese, miglioriamo il prodotto e poi lo presentiamo”. Ma Jobs non era uno qualunque. Sapeva che il tempismo era tutto. Apple doveva bruciare la concorrenza sul nascente mercato degli smartphone, e questo significava una sola cosa: presentare l’iPhone a gennaio, a qualunque costo.

Così, con una discreta dose di faccia tosta e un team di ingegneri probabilmente sull’orlo dell’esaurimento nervoso, Jobs portò a termine la sua magia. Nessuno si accorse di nulla. La gente applaudì, la stampa impazzì, la concorrenza iniziò a sudare freddo.

Il resto è storia

Quella che poteva essere una catastrofe si trasformò in una delle presentazioni più iconiche di sempre. E mentre oggi siamo abituati a keynote iper-prodotti e senza sorprese, nel 2007 la posta in gioco era altissima. Se l’iPhone si fosse bloccato in diretta mondiale, Apple avrebbe perso credibilità e forse la rivoluzione degli smartphone sarebbe iniziata in modo diverso.

Invece, la scommessa pagò.

Il primo iPhone arrivò nei negozi sei mesi dopo, funzionante per davvero, e cambiò per sempre il nostro modo di usare la tecnologia.

Morale della favola? A volte per fare la storia basta una buona idea, una presentazione impeccabile e… un cavo ben nascosto dietro le quinte.

Steve Jobs presenta iPhone 2007

Steve Jobs presenta iPhone 2007

Sono trascorsi 11 anni da quel fatidico 9 gennaio 2007 in cui Steve Jobs presenta iPhone al Moscone West di San Francisco. Un evento che rivoluzionerà per sempre il mondo della telefonia e dell’informatica e che voglio ricordare con questo video integrale dell’evento, tradotto da me personalmente in lingua italiana.
Una fatica che spero possa far rivivere anche a chi non è pratico della lingua inglese, quei brividi che “noi” proviamo ogni volta che lo rivediamo.