DaVinci Resolve 11

Alcune considerazioni personali in attesa dell’imminente dodicesima release.

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Solo pochi anni fa, DaVinci Resolve era considerata una soluzione hardware e software all-in-one specifica per coloristi estremamente costosa. Da un prezzo iniziale di 30.000 dollari, nel 2010 Blackmagic ha iniziato ad offrire DaVinci Resolve per Mac a 995 dollari per la versione completa oltre ad una versione Lite gratuita. La versione completa è inclusa con l’acquisto delle Blackmagic Cinema Camera e Production Camera.

Con Blackmagic DaVinci Resolve 11, annunciato al NAB 2014, è possibile avviare e completare il progetto di modifica senza l’utilizzo di altri software NLE.
È certamente un momento importante e volatile nel mercato NLE. Adobe è cresciuta a dismisura dal lancio di Final Cut Pro X grazie forse all’integrazione di Premiere Pro con il resto della propria suite. Nonostante FCP X contempli numerosi fan, altrettanti utenti di FCP 7 sono migrati a Adobe Premiere Pro a causa delle caratteristiche comuni e il supporto di Premiere a 64 bit.
Ma di recente Adobe ha dato accesso ai propri prodotti mediante la sottoscrizione al servizio Creative Cloud. Allo stato attuale, un abbonamento a Creative Cloud è l’unico modo per ottenere Premiere Pro e il costo mensile, che comprende l’uso di tutti i software Adobe, anche quelli di cui non se ne fa realmente uso, la rende poco appetibile.

Risolvere 11 ha l’aspetto e la sensazione di come Final Cut Pro X dovrebbe essere.

Il design complessivo dei pannelli, dei viewers e dei media rende l’aspetto di Resolve 11 molto simile a FCP X. In realtà, se non per una caratteristica fondamentale, Resolve 11 potrebbe essere scambiato per FCP X: la vera differenza in Resolve 11 è la costante presenza delle tracce audio e video, pur mantenendo il look moderno di FCP X.

Blackmagic ha aggiunto tutti i quei controlli di modifica standard che fino ad oggi erano assenti in DaVinci Resolve. È possibile trascinare clip sopra la finestra del programma per ottenere un pop-up che consente di eseguire in modo rapido un inserimento, sovrascrivere, sostituire, riempire, sovrapporre, aggiungere e invertire. Controlli familiari JKL consentono di muoverci nella timeline.
Il codec è robusto, come previsto dal Blackmagic, con la possibilità di riprodurre nativamente diversi formati e risoluzioni nella timeline, tra cui una vasta gamma di file RAW. Il tutto in tempo reale.

DaVinci Resolve 11 ha introdotto oltre 70 nuove funzionalità rispetto alla release precedente e le novità trapelate in questi giorni in merito alla nuova, dodicesima versione in uscita a breve pare non siano da meno con le sue 80 novità.
Se le promesse verranno mantenute non escludo in alcun modo il “grande passo”, ovvero la migrazione definitiva a questa piattaforma.

Siete interessati a DaVinci Resolve? In attesa dell’aggiornamento a DR12 scaricate la versione “Lite” gratuita di DR11 dal sito ufficiale.
Per maggiori informazioni e i dettagli completi vi rimando alla pagina ufficiale.

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La correzione colore di Final Cut Pro X

Discutendo di correzione colore durante un recente incontro tra professionisti, sono stato fortemente incuriosito dagli (inaspettati) elogi verso quelli che considero “miseri” ed “elementari” strumenti di correzioni in corredo a Final Cut Pro X.
Certamente, FCPX non è un software che fa del color correction e color grading la sua arma di forza e le caratteristiche che lo contraddistinguono (ce ne sono eccome) sono altre.
Tuttavia, i commenti positivi arrivavano da talune figure abbastanza credibili e affidabili, e ciò mi ha impedito di voler dissentire più del dovuto.
Qualche giorno più tardi, con questa pulce nell’orecchio, ho pensato di approfondire l’argomento e con mio sommo stupore ho dovuto constatare che – sebbene le applicazioni per la lavorazione appartengano ad un livello nettamente superiore – correggere degnamente colori, contrasti e saturazioni è possibile in FCPX in modo più che soddisfacente.
La gestione dei keyframe non è ancora integrata e ciò mi ha sempre provocato sdegno e orticaria ma in qualche modo la sua assenza è ammortizzata con l’uso delle maschere animate.
Il loro uso è semplice, immediato e soprattutto veloce.

Ecco un “demo” di alcune riprese aree girate qualche tempo fa con la 5D Mark II e registrate in formato compresso h264 e pertanto molto povere di informazioni su luci e ombre. Il risultato del trattamento è davvero stupefacente se considerata la pochezza dei parametri disponibili.





Ovviamente questo non cambia le mie precedenti teorie ma conferma ciò che ho sempre pensato: Final Cut Pro X è un ottimo prodotto poiché sfrutta l’enorme potenza racchiusa sotto il cofano del Mac (in tutte le sue varianti), una potenza inespressa da tutti gli altri software di video editing.
Ciò fa di FCPX un ottimo strumento per le “urgenze” in cui la qualità è legata a doppio filo con la “velocà di esecuzione”.
È chiaro invece che, laddove ve ne sia la possibilità, gli strumenti disponibili in altri pacchetti consentono un controllo maggiore, tempo e processori permettendo.

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Stabilizer & Color correction: Final Cut Pro 7 vs Premiere CS6

Cercando qua e là tra i miei archivi digitali ho trovato questo interessante test che tempo addietro realizzai per puro diletto mettendo in comparazioni i due software di video editing (all’epoca) più conosciuti ed utilizzati: Final Cut Pro 7 e Adobe Premiere CS.
A quei tempi ero alla ricerca di un valido motore di stabilizzazione di immagine, utile a sopperire al fastidioso sfarfallio del sensore della 5D Mark II che all’epoca era l’avanguardia digitale ad alta definizione per il videomaker dalle grandi ambizioni 🙂
Unendo l’utile al dilettevole misi a confronto l’abilità di ciascun software sia nello stabilizzare le immagini prodotte che nel correggerne il color grading.

Il risultato ottenuto lo comparai in due modi: il primo, in split-screen con mezza porzione di inquadratura per ciascun risultato, il secondo con entrambe le clip in parallelo a risoluzione ridotta.

E qui si scatenarono commenti ed opinioni. Io dirò la mia in modo crudo, sintetico quanto imparziale. Sebbene abbia sempre lavorato, preferito e adorato Final Cut in tutte le sue versioni, mi pare evidente che in entrambi i confronti il vincitore sia Adobe Premiere. La stabilizzazione fluida e pressoché priva di alterazioni “ad onda” è nettamente percepibile nella prima comparazione split-screen. Analogo il decreto sulla correzione colore: la manipolazione con curve, livelli, luci e ombre che conosciamo bene in Photoshop, si presta al fratello Premiere in modo completo e stupefacente.
Con tali strumenti la correzione si spinge a livelli che sfiorano (ho detto sfiorano) la gestione HDR delle immagini in formato RAW nonostante la pochezza di informazioni del formato h264 a 8 bit.

Oggi forse, il confronto andrebbe diviso tra squadre diverse: Final Cut Pro X vs Premiere Pro CC per la stabilizzazione e Adobe SpeedGrade vs Da Vinci Resolve per il color grading. Ma questa è un’altra storia…





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